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Censis: Il sesso è benessere. Intenso se una volta al giorno

In un mondo incerto, spesso ostile, gli italiani non hanno reagito con paura e isteria, ma sprigionando un’incredibile energia soggettiva nel dedicarsi al piacere. Vogliono amare giocare, divertisti, godere. E il sesso spicca

È questo il senso del rapporto “Il Piacere degli italiani. Come cambiano i gusti sessuali”, realizzato dal Censis, che è stato presentato ieri, 24 marzo, a Roma. Una ricerca che ci dice come oggi il sesso non sia più considerato solo a livello procreativo. E che, oltre a dare e avere piacere fisico, sia qualcosa che serve a rinsaldare il rapporto con il partner. “Nell’ultimo rapporto Censis avevamo definito questa l’Età del ferro e del fuoco” spiega Giorgio De Rita. “Gli italiani come reagiscono? Reagiscono bene. La vita vince su tutto”.

Quanti sono i partner della nostra vita?

La ricerca, presentata da Sara Lena, ricercatrice dell’area Consumi, mercati e welfare del Censis, offre spunti di riflessione particolarmente significativi. Confrontando i dati con l’ultimo rapporto sul tema, risalente al 2000, emerge con chiarezza come sia aumentata, sia tra gli uomini sia tra le donne, la quota di persone che nel corso della vita ha avuto più di un partner sessuale. L’incremento risulta ancora più marcato tra le donne, segnalando non solo una maggiore libertà nei comportamenti, ma anche una più ampia disponibilità a parlarne apertamente. Nel dettaglio, nel 2000 il 59,6% delle donne dichiarava di aver avuto un solo partner; nel 2025 questa percentuale si riduce drasticamente al 27,6%. Parallelamente, cresce la fascia di chi ha avuto tra 2 e 5 partner, passando dal 32% al 46,8%, così come aumenta in modo significativo la quota di donne con 6 o più partner, dall’8,4% al 21,8%. Anche tra gli uomini si osserva un’evoluzione, seppur meno accentuata. Nel 2000 il 24,9% dichiarava un solo partner, quota che nel 2025 scende al 15,2%. La percentuale di chi ha avuto tra 2 e 5 partner passa dal 42,3% al 46%, mentre rimane sostanzialmente stabile la fascia di chi dichiara 6 o più partner, che cresce leggermente dal 32,8% al 33,7%. Nel complesso, questi dati delineano un cambiamento profondo nei comportamenti e nella narrazione della sessualità, in cui la dimensione della libertà individuale si accompagna a una maggiore trasparenza nel racconto di séQual è l’età della prima volta?Sono cambiate le cose anche per quello che riguarda l’età del primo rapporto sessuale: Nel 2000 aveva avuto il primo rapporto sessuale prima dei 18 anni il 46,7% dei maschi, nel 2025 il dato è sceso al 29,4%. Al contrario tra le femmine la quota è salita, passando dal 29,3% al 35,8%. È un dato molto interessante.

Non c’è sesso senza amore?

Se lo chiedeva Antonello Venditti in una sua celebre canzone, anticipando un interrogativo che oggi trova nuove risposte nei dati della ricerca. Oggi, infatti, sessualità e amore appaiono sempre più come dimensioni distinte, non necessariamente sovrapposte. Secondo lo studio, l’80,4% degli italiani tra i 18 e i 60 anni dichiara di avere rapporti sessuali esclusivamente con il partner all’interno di una relazione stabile. Tuttavia, esiste anche una quota non trascurabile che vive la sessualità al di fuori di legami duraturi: il 12% afferma di avere rapporti solo con partner occasionali, mentre il 6,2% combina una relazione sessuale stabile con incontri sporadici. Interessante è anche la percezione della vita di coppia nel lungo periodo. Il 67% degli italiani — il 63% degli uomini e il 71,2% delle donne — ritiene che le relazioni durature non siano necessariamente destinate alla noia, ma che questo rischio possa essere prevenuto e gestito. Sul piano della soddisfazione, il 68,9% di chi vive una relazione stabile si dichiara appagato della propria vita sessuale, mentre tra i single questa percentuale scende al 29,8%. Nel complesso, emerge un quadro articolato: la maggioranza degli italiani continua a vivere la sessualità principalmente all’interno di una relazione affettiva, ma, in assenza di essa, non rinuncia comunque a una dimensione sessuale attiva.

Quando c’è sentimento

È evidente anche il perché gli italiani fanno sesso. Per il 61,3% la motivazione principale è il piacere fisico, mentre per il 38,7% rappresenta anche un’espressione piena dei propri sentimenti nei confronti del partner. Come cantava un’altra celebre canzone, quando c’è sentimento, non c’è mai spazio per il pentimento. Il cambiamento dei tempi emerge soprattutto da un dato significativo: solo per il 4,2% degli italiani il sesso ha una funzione esclusivamente procreativa. In generale, sembra esserci un consenso diffuso sul fatto che la sessualità debba contribuire al benessere psicofisico delle persone, integrando piacere, affetto e salute emotiva.

I Can’t Get Satisfaction

Il 60,9% degli italiani si dichiara soddisfatto della propria vita sessuale. Tra questi, il 68,9% è in una relazione stabile, mentre il 29,8% è single. Questo dato sfata un mito comune: stare in una coppia duratura non significa perdere il desiderio sessuale. Chi vive in una relazione stabile si dichiara generalmente soddisfatto del sesso praticato, e all’interno della coppia esiste comunque spazio per la sperimentazione e la ricerca di nuove esperienze, fondamentali per prevenire la noia. Proprio per questo, la comunicazione dei propri desideri sessuali al partner risulta cruciale, come afferma l’86,3% degli intervistati. Altrettanto rilevanti sono l’immaginazione e le fantasie, che coinvolgono il 68,1%, elementi chiave per mantenere viva la passione e la complicità nella coppia.

L’importanza del consenso

È fondamentale anche il tema del consenso femminile. Il 66,1% degli italiani ritiene sempre possibile capire quando una donna non desidera avere rapporti sessuali, con il 60,6% degli uomini e il 71,7% delle donne convinti di questa capacità di lettura. Tuttavia, il 21,3% non è d’accordo e il 12,6% non esprime alcuna opinione, evidenziando spazi di incertezza. Ancora più preoccupante è la percezione legata a comportamenti o abbigliamenti che potrebbero esporre le donne a violenza sessuale. Il 47% degli italiani concorda con questa affermazione, con variazioni per età e genere: il 39,2% tra i 18-34enni, il 46,8% tra i 35-44enni, il 52,6% tra i 45-60enni; il 47,1% degli uomini e il 46,9% delle donne. Questi dati mostrano chiaramente che una quota significativa della popolazione crede che il consenso non sia sempre facilmente identificabile. Ne consegue che, sul tema del rispetto del consenso e della prevenzione della violenza sessuale, resta ancora molto lavoro da fare.

Il sesso nell’era internet

La sessualità è entrata a pieno titolo nell’era digitale, e i dati confermano quanto questa trasformazione sia diffusa. Il 35,3% delle persone tra i 18 e i 34 anni ha conosciuto partner sessuali tramite social media, una quota che scende solo leggermente al 32,5% considerando l’intera popolazione adulta. La fruizione di contenuti sessuali online è altrettanto significativa: il 37% dei giovani tra 18 e 34 anni riceve immagini pornografiche, contro il 31,3% del totale; il sexting coinvolge il 43,4% dei più giovani e il 30,2% dell’intera fascia di età; l’invio di immagini pornografiche è praticato dal 31,2% dei 18-34enni, dal 21,8% dei 35-44enni e dal 14,3% dei 45-60enni. Tuttavia, molte di queste pratiche generano ancora confusione circa il loro significato. Mostrarsi in atti sessuali online con il proprio partner è interpretato dal 29,5% come prostituzione, dal 27,7% come lavoro, mentre il 42,8% ammette di non avere un’idea precisa. Anche gli spogliarelli sul web sono percepiti in modo variegato: il 31,4% come prostituzione e il 39,4% come lavoro. Si tratta di un fenomeno nuovo, che crea incertezza tra gli italiani, con una distinzione di genere: sono gli uomini più che le donne a considerare queste pratiche come una forma di lavoro.

Ricerche per orientare le politiche pubbliche

Sarebbe molto utile e opportuno che ricerche come questa continuassero nel tempo. Gli inglesi utilizzano i dati delle ricerche sulla sessualità per orientare le politiche pubbliche e sanitarie. “Mi piacerebbe potessimo arrivare a qualcosa del genere: il vissuto della sessualità è il benessere della salute e della società” ha commentato Roberta Rossi, psicologa e psicoterapeuta, Past President della Federazione Italiana sessuologia scientifica.

Il triangolo? Sì

Marzio Barbagli, Professore emerito di Sociologia all’Università di Bologna, si sofferma sui rapporti a tre o più persone. “Si rileva per la prima volta un considerevole aumento sia nella popolazione maschile che femminile” ragiona. “È importante come inizio di approfondimento, ma merita ulteriori indagini. Siamo di fronte a relazioni non monogamiche consensuali di tre diversi tipi. La prima è tradizionalmente la coppia aperta; la seconda è lo scambismo; quella più nuova e interessante, che comporta un coinvolgimento emotivo, il cosiddetto poliamore. È una tendenza ancora poco studiata e diffusa, che coinvolge eterosessuali e bisessuali.”.

C’è anche chi è insoddisfatto

Ma uno dei dati presentati può essere letto anche da un’altra prospettiva. “Circa il 60% degli italiani sono soddisfatti della propria vita sessuale”, osserva Leni Marseglia, psicosessuologa e presidente dell’Associazione Internazionale Salute Sessuale femminile e Anorgasmie. “Questo significa però che circa il 40% non lo è, vivendo la sessualità in maniera insoddisfacente. È una realtà di cui non possiamo non farci carico. Spesso, soprattutto le donne, non si sentono degne di raggiungere l’orgasmo, che dovrebbe invece essere considerato un obiettivo centrale. Tra i motivi di insoddisfazione, c’è il fatto che l’orgasmo femminile può risultare complesso, difficile o addirittura impossibile da raggiungere”. La sessuologa si sofferma anche sull’aumento dell’età media in cui i giovani maschi iniziano la loro vita sessuale. “Questo ritardo è legato a quello che viene definito ‘contactless sex’”, spiega. “Molti giovani sono così abituati a relazionarsi tramite uno schermo che, una volta incontrata la partner di persona, subentrano dinamiche di ansia e stress che impediscono loro di vivere pienamente il rapporto. Sono centinaia i ventenni che si trovano in questa condizione”.

Quale è la frequenza dei rapporti? E con chi?

Alessandra Graziottin, ginecologa, oncologa e psicoterapeuta di fama nazionale, si è concentrata sulla frequenza dei rapporti sessuali. Ma cosa significa avere una vita sessuale intensa? “Vuol dire una volta al giorno, come afferma il 5,3% degli italiani che si trovano nello stato nascente dell’innamoramento”, osserva la psicoterapeuta. Il 29,9% dichiara di avere rapporti due o tre volte alla settimana; sommando questi due gruppi, il 35,2% degli italiani vive la sessualità in modo intenso. Il 27,3% ha una frequenza di una volta alla settimana, definendola quasi come una “timbratura del cartellino” per evitare conflitti nella coppia. Ma oltre un terzo degli italiani non ha alcuna attività sessuale, disegnando così una mappa della sessualità meno vivace. Graziottin racconta, a titolo esemplificativo, la risposta birbante di una donna di 40 anni alla domanda sulla frequenza: “Con chi?” La psicoterapeuta sottolinea anche il tema della noia e del naturale calo del desiderio sessuale: “Ecco che allora molti cercano un compenso nell’aumento dei rapporti occasionali o nella sessualità più o meno virtuale sui social media. Il ‘con chi’, reale o immaginario, indica il terzo che si inserisce nelle relazioni di coppia. La monogamia sociale coincide sempre meno con la monogamia sessuale, che per anni era considerata automatica”.

Con internet si perde la parte più appassionata dell’erotismo

C’è qualcosa da dire anche su quel 44% che utilizza il sesso di coppia in maniera narcisistica e strumentale “avendo più piacere dei like che riceve che dall’atto sessuale”, come fa notare Graziottin. “È la perdita di una dimensione dell’erotismo che era quella più appassionata e segreta. Non riflettiamo abbastanza sul fatto che internet ricorda tutto. E allora ricordiamoci che quello che abbiamo postato è un problema, sia nella ricerca del lavoro che della ricerca di una famiglia”.

di Maurizio Ermisino