Amsterdam compie un passo deciso nella lotta al cambiamento climatico annunciando il divieto alla cosiddetta pubblicità fossile, ovvero gli annunci di aziende e prodotti considerati dannosi per il clima. Giovedì il consiglio comunale ha approvato una proposta presentata da GroenLinks e dal Partito per gli Animali, che punta a eliminare questo tipo di comunicazione dagli spazi pubblici cittadini. Oltre alle campagne legate ai combustibili fossili, il provvedimento estende il divieto anche alla pubblicità della carne.
In realtà, Amsterdam aveva già iniziato a muoversi in questa direzione nel 2020, quando aveva introdotto limitazioni attraverso accordi volontari con gli inserzionisti. La novità sta ora nella formalizzazione del divieto, che verrà inserito nel Regolamento Generale Locale (APV), rendendo la misura strutturale e vincolante. La data di entrata in vigore non è stata ancora fissata: l’assessora alla mobilità e allo spazio pubblico Melanie van der Horst ha spiegato che l’ipotesi di un avvio già a maggio, inizialmente avanzata dal consiglio comunale, sarebbe troppo ravvicinata. L’amministrazione intende quindi prevedere un periodo di transizione ragionevole, per consentire agli operatori di adeguarsi alle nuove regole.
Il divieto riguarderà in particolare la pubblicità di voli aerei, crociere e automobili alimentate a benzina, settori considerati ad alto impatto ambientale. Non mancano però le perplessità. Alcuni inserzionisti e associazioni di categoria hanno espresso dubbi sulla fattibilità pratica e sulla tenuta giuridica del provvedimento, definendolo in parte simbolico e potenzialmente esposto a contenziosi. Secondo i critici, le aziende che hanno già spazi pubblicitari attivi potrebbero ricorrere alle vie legali per tutelare i propri interessi.
I sostenitori della misura, al contrario, ritengono che il divieto rappresenti uno strumento importante per ripensare il ruolo dello spazio pubblico e aumentare la consapevolezza dei cittadini sull’impatto climatico delle scelte di consumo. Limitare la visibilità di messaggi legati a prodotti ad alta emissione, secondo questa visione, contribuirebbe a orientare il dibattito pubblico verso modelli più sostenibili. I detrattori, invece, sollevano questioni legate alla libertà di espressionee al rischio di limitare la possibilità per le aziende di promuovere i propri prodotti o competere sul mercato, anche nel caso di soluzioni più sostenibili.