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Christian De Sica va oltre il Cinepanettone, sceglie il giallo e fa meglio di Checco Zalone

Presentato a Roma 'Agata Christian - Delitto tra le nevi', un giallo spassoso senza essere volgare. Un nuovo inizio per l’attore e un film che può diventare saga

Il suo nome è Christian, Agata Christian. Ma il titolo del suo film inverte nome e cognome, e così diventa il geniale Agata Christian.

Il nuovo film di Christian De Sica, diretto da Eros Puglielli, è già un posizionamento: è una commedia, perché c’è Christian De Sica. Ma è soprattutto un giallo, visto che evoca il nome della più grande giallista di tutti i tempi. E così il film, spassoso senza essere volgare, è l’evoluzione del Cinepanettone, il film comico con De Sica al centro di un cast all stars, in qualcosa di completamente nuovo.

Agata Christian – Delitto tra le nevi, che arriva al cinema il 5 febbraio, è un film da non sottovalutare per due motivi. Perché per Christian De Sica, una volta archiviati i tentativi di riportare in auge il Cinepanettone, è un nuovo inizio, un modo nuovo per recuperare il suo talento e metterlo al servizio dei progetti che merita.

Agata Christian può diventare benissimo una saga, come è stato per i gialli di Knives Out. E perché, soprattutto, un film come questo può trovare un suo pubblico. Tutti quelli che sono finalmente tornati al cinema con Checco Zalone in cerca di risate, una volta esaurita l’onda lunga di Buen Camino, possono tornare al cinema e trovare un altro modo di ridere.

E, detto tra noi, ma neanche tanto tra noi, Agata Christian è un film migliore di Buen Camino: una comicità più riuscita, più raffinata, più corale. Il “vecchio” comico stavolta ha battuto il nuovo, che a sua volta si era preso lo scettro del film di Natale. Non lo batterà negli incassi, ma lo fa nella qualità. A sorridere, ancora una volta, sarà Medusa, che ha puntato su un cavallo sicuro come Checco Zalone, e su un cavallo di ritorno come De Sica, vincendo entrambe le scommesse.

Tutto questo nonostante Christian De Sica non sia un grande appassionato dei gialli. “Non li capisco” spiega tra serio e faceto alla conferenza stampa di Roma. “Faccio fatica. Tante volte chiedo a mia moglie che cosa stia succedendo e mi risponde: stai zitto, fammi seguire il film. Con la commedia invece me la cavo. Credo che in Italia sia il primo film di questo tipo. Ed Eros Puglielli è l’unico in Italia a fare un film così”.

C’è ancora un po’ del vecchio Cinepanettone

Anzi, Christian De Sica ed Eros Puglielli sembrano voler subito rendere omaggio a quel genere comico a suo modo storico. E lo fanno nel modo migliore, con quella Maracaibo di Lu Colombo che era la colonna sonora del primo Vacanze di Natale dei Fratelli Vanzina del 1983. Di quel mondo c’è l’ambientazione vacanziera, tra le nevi, anche se non siamo a Natale. C’è il cast che porta una comicità corale, come accadeva in quei film. De Sica e Puglielli sono bravissimi a scegliere i talenti della generazione successiva. Da un Lillo che ormai è un must, a Maccio Capatonda, a Marco Marzocca fino a un Paolo Calabresi letteralmente in stato di grazia. Ci sono le belle donne, ma stavolta non sono decorative: da Chiara Francini a un’inedita Alice Pagani, da Ilaria Spada all’esordiente Sara Croce.  “Le figure femminili non sono di contorno, ma sono funzionali: sono loro che alla fine muovono il tutto” commenta Chiara Francini. Quello che cambia, rispetto ai Cinepanettoni, è che qui c’è un bravo regista, Eros Puglielli, che crea una confezione raffinata, tra regia fotografia e montaggio, quindi ritmo. E anche il tipo di comicità che – a parte qualche parola volgare – non è quella scollacciata dei vari Vacanze a… “Sono un fan della commedia e del crime, e li ho anche fatti” ci racconta. “Mi sono reso conto che dentro il crime c’è sempre il rischio di incappare nel ridicolo e la comicità dietro l’angolo. E facendo il film comico mi sono reso conto che molta della comicità si basa sulla costruzione della suspense. Il mio sogno era usare questo punto di contatto e fare un film che fosse fino in fondo comico e fino in fondo giallo”.

Cristian Agata e un caso da risolvere

De Sica è Christian Agata, celebre criminologo, distaccato, misantropo, scostante. Non è simpatico, né vuole farlo, e quando lo salutano non dà la mano. “Faccio un personaggio anche un po’ antipatico, un vanesio. Che poi è uno scemo” spiega l’attore protagonista. Invitato dalla famiglia Gulmar, magnati dell’industria ludica, a fare da testimonial per il rilancio del loro storico gioco da tavolo “Crime Castle”, accetta di trascorrere qualche giorno nella loro proprietà in Valle d’Aosta. Ma ciò che si preannunciava come una tranquilla operazione commerciale si trasforma presto in un vero caso da risolvere. Ad affiancarlo in questa indagine fuori programma c’è il brigadiere Gianni Cuozzo (Lillo Petrolo), un poliziotto di provincia, ingenuo ma animato da un sincero spirito di giustizia, nonché suo fan sfegatato.

De Sica valorizza Lillo, Maccio Capatonda e Paolo Calabresi

De Sica, da bravo capocomico, non si prende tutta la scena, anzi lavora per valorizzare tutti i comici del coro. Da Lillo, che porta in scena la comicità più slapstick e crea un tormentone quasi da Looney Tunes, da cartoni animati, nelle gag con gli animali, a Maccio Capatonda, con la sua comicità surreale e sospesa. È il figlio insopportabile del magnate dell’azienda e conferma la tendenza dei comici a fare i ricchi non particolarmente intelligenti.  “Ho studiato tanto per farlo” scherza Maccio. “Ma vorrei dire quanto è stato bravo Eros Puglielli ad amalgamare questo cast e questi linguaggi. Spero che il mio personaggio sia stato comicamente ripugnante: quando andavo a casa senza baffi (l’attore è in scena senza, ndr) me il disegnavo perché mi vergognavo. Paolo Calabresi, che evoca un poliziotto altoatesino, con accento perfetto, aplomb austriaco e filosofia naturalista. “Non ho bisogno di alcun training, quando ho qualche giorno libero vado lì” spiega. Ne nasce così un gioco a due, con Lillo terrorizzato da ogni tipo di animale e Calabresi che, serafico, gli dà consigli. E un gioco a tre, con Lillo che, come il De Simone di Fracchia La belva umana, dice spesso cose intelligenti per venire sminuito continuamente da De Sica. Un altro tormentone che funziona. “Questo film viene venduto come una commedia, ma è un film terribile” aggiunge Calabresi. “È una storia di bullismo perpetrato da me e dall’investigatore nei confronti di Lillo”.

Giallo e commedia? Si può fare

Il miracolo è che, mentre si ride, la trama gialla va avanti e tiene alta l’attenzione, e ha un suo senso. “Sono appassionato di giochi da tavolo, di gialli, di comicità: in questo film c’è di tutto” ha raccontato nella conferenza stampa di oggi a Roma uno scatenato Lillo. “Ho sempre pensato che il giallo, il thriller, l’horror si adattino alla comicità: Sono cose completamente diverse, ingredienti distanti che, come in certi piatti gourmet, si combinano bene, trovano una loro chimica”. “Mio padre ne ha fatto uno così una volta, Caccia alla volpe, scritto da Neil Simon e Zavattini” interviene De Sica. Si è detto spesso che Christian De Sica, il figlio del grande Vittorio De Sica, abbia scelto di fare dei film troppo facili, e di rimanere un po’ in una comfort zone. Ecco, è con film come questo, l’attore ha deciso di uscirne. E ci sentiamo di dire che la carriera di questo ragazzo è appena all’inizio.

di Maurizio Ermisino