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Da gennaio Filippo Rizzo è in Grabarz & Partner Amburgo, agenzia tedesca indipendente che all’ultimo Cannes ha vinto 7 Leoni, come Creative Supervisor nel team internazionale al lavoro per clienti quali Volkswagen Commercial Vehicles, Burger King, My.Size Condoms ed Exit Deutschland.

In precedenza, dopo aver lasciato McCann Milano, dove si è occupato principalmente di Nespresso, Il Sole 24 ORE e Zurich Group, ha trascorso oltre un anno a Londra in qualità di Senior Creative Freelance, lavorando per diverse agenzie tra cui BBH, Fold7 e WCRS, e togliendosi anche la soddisfazione di essere l’unico freelancer straniero a vincere ai The Drum Awards 2016.

Come sei arrivato in G&P?
“G&P ha al suo interno quello che loro chiamano ‘International Team’. A dire il vero è qualcosa di comune a moltissime agenzie all’estero: una unit composta da varie figure professionali come account, creativi, project manager, provenienti da diversi paesi e dedicata a seguire alcuni specifici clienti su più mercati. Ho avuto la fortuna che fossero alla ricerca di un senior copywriter con non solo un’assodata esperienza internazionale ma anche curriculum e book di un certo livello. Quindi, eccomi qua”.

In questi primi sei mesi di lavoro, cosa rimpiangi e cosa festeggi di aver perso del sistema di lavoro in Italia?
“Gli aspetti qui positivi sono indubbiamente molteplici e altamente stimolanti. In primis la possibilità di lavorare in un ambiente multiculturale e perciò di apprendere modalità diverse di approcciare la nostra professione. Devo piacevolmente constatare che in G&P si respira un’atmosfera autenticamente people-oriented, che rende questa realtà unica nel panorama delle agenzie in cui ho lavorato. E non sono proprio poche”.

Non è la tua prima volta all’estero. Prima eri a Londra come freelance. Che differenze trovi tra i due contesti, anche alla luce del diverso modo di viverli, da freelance e interno, intendo?
“A Londra ho cominciato la mia carriera e poi sono tornato da freelance a distanza di alcuni anni. Realtà come BBH, RKCR, Spirit, Fold7 e WCRS, solo per citarne alcune con cui ho avuto l’onore e il piacere di collaborare, hanno certamente giocato un ruolo fondamentale nella mia formazione e crescita professionale. Quindi dirò forse una banalità nel confermare una volta di più che il livello qualitativo di quel mercato rimane sempre di primissimo ordine. Questo anche perché da loro l’advertising non è un lavoro come un altro, ma vero e proprio fenomeno culturale. La gente è più pronta e preparata nel recepire certi tipi di messaggi, ne parla e se ne interessa anche nel quotidiano”.

In base alla tua esperienza, dove la creatività ha maggiore potenzialità d’espressione, nei network multinazionali,  nelle realtà indipendenti o da freelance?
“Credo che non ci sia una regola vera e propria. Salvo rarissime eccezioni, non ho mai lavorato in un’agenzia dove non si cercasse di alzare l’asticella, indipendente o legata a un network che fosse. Vero è che realtà come Londra, piuttosto che Amsterdam, New York, Los Angeles o San Paolo, possono offrire a un creativo molte più possibilità di esprimersi a certi livelli che altrove, e ciò vale anche per agenzie medio-piccole”.

Oggi sei in una delle agenzie che in Germania ha vinto più Leoni all’ultimo Cannes. Cosa ne pensi della decisione di Arthur Sadoun di far ritirare il Gruppo Publicis per un anno dai premi e come l’hanno commentata lì da te?
“Sì, G&P vanta una fortissima tradizione creativa e quest’anno al Festival di Cannes si è aggiudicata ben 7 Leoni. Inoltre bisogna ricordare che il nostro settore qui in Germania sta crescendo qualitativamente anno dopo anno, e questa consolidata reputazione creativa, ormai riconosciuta anche a livello internazionale, è stata indubbiamente alla base della mia scelta di trasferirmi. Riguardo alla decisione presa da Publicis, invece, posso solo constatare che credo ci siano altri provvedimenti percorribili per fare cost saving. E’ un vero peccato andare a intervenire su un aspetto che stimola ulteriormente i migliori talenti dell’industria a dare il meglio delle proprie possibilità innescando un circolo virtuoso i cui effetti sono tangibili non sono per le agenzie, ma anche per i clienti stessi”.

Tra i sogni nel cassetto c’è il ritorno in Italia?
“Per ora non è in programma, almeno nel breve periodo. Stando all’estero apprezzi l’arricchimento personale, oltre che professionale, che deriva dal conoscere nuove culture, nuove mentalità e nuove metodologie di lavoro. In più, la continua sfida di mettersi alla prova in questi contesti rappresenta uno stimolo a migliorarsi troppo forte per rinunciarvi a cuor leggero”.

Se sei un talento italiano che lavora all’estero e vuoi fare conoscere la tua visione, scrivi a redazione@youmark.it

 










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