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Ecco come la pensa Federica Bertani, Vice President de Il palato Italiano.

Quanto è strategica e prioritaria l’attività di pr nel marketing mix del suo brand, della sua azienda?

“Direi fondamentale, indefettibile. L’assistenza di un pr aiuta il cliente a non sentirsi solo nelle proprie battaglie, a tessere le relazioni ‘behind the curtains’, ma anche in primissima fila quando serve. Ecco, un bravo pr, si giudica dalla capacità di facilitare il cliente nelle introduction e nei rapporti che poi si creano; soggetti già brieffati, materiale già condiviso, obiettivi già schierati e selezione all’ingresso. Un continuo salto dietro e davanti il sipario”.

Quanto ritiene coinvolgibile l’agenzia di pr nella progettazione strategica del business della sua azienda e perché?

“La mia azienda sta sperimentando da pochissimo un pr molto presente ed attento. L’attività di coinvolgimento è un continuo ping-pong, senza lasciare pause bianche in attesa di conferme. Alla fine, il pr è un braccio armato dell’azienda ed è essenziale orientarne il cammino in un rapporto di scambio”.

Quali sono le attività che nei prossimi anni dovranno caratterizzare la sua agenzia ideale?

“Ottima conoscenza del progetto e delle sue componenti umane che faciliti la presa in carico del brief. Assistenza più verticale e meno orizzontale. Ad oggi il nostro pr è una figura poliedrica per natura e capacità, ma avrebbe bisogno di una maggior assistenza da parte dell’azienda per operare in maniera chirurgica. Distribuzione dell’attività su più stati esteri che confermi il successo del caso italiano al fine di creare un modello di lavoro con una testa pensante comunque unica”.

Quanto le pr sono in grado di creare sinergie con gli altri partner della comunicazione (dai centri media all’adv) e quanto è importante questa capacità per lei?

“Personalmente, ritengo che la capacità di lavorare al tavolo allargato della comunicazione si riveli una componente stessa del lavoro del pr. Una sorta di doppio legame tra l’esterno e l’interno”.

La vostra azienda è in grado di misurare i ritorni degli investimenti in comunicazione complessivamente o divide artigianalmente tra le diverse vocazioni, ad esempio pr, adv, media?

“Per trasparenza dividiamo le diverse vocazioni”.

Quale dovrebbe invece essere lo stato dell’arte ideale della misurazione, insomma, cosa e quali cambiamenti auspica in tal senso?

“Credo che misurare l’attività sulla base dei progetti concreti portati al tavolo e poi conclusi si riveli ancora lo strumento migliore per lavorare con metodo e programmazione”.










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