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Dec

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“Le rilevazioni più recenti ci dicono che nella nostra giornata media controlliamo lo smartphone tra le 80 e le 150 volte al giorno.

Le sessioni variano tra i 40 e i 70 secondi e ci indicano un uso che predilige la frequenza all’approfondimento. Lo smartphone non è quindi tanto il luogo dove approfondiamo tematiche che reputiamo interessanti, quanto l’interlocutore pronto all’uso per soddisfare le nostre esigenze più immediate (e superficiali?) di socialità condivisa, o per rispondere a quelle che si manifestano in quel preciso istante.

In ogni caso, è indubbia la fatica a separarsi dal proprio telefonino. In passato l’OMS ha segnalato il fatto come  problema: in Italia il 72% delle persone hanno lo smartphone sempre tra le mani, affette da quella che alcuni chiamano ‘hand-phone syndrome’. In vetta alla classifica dei luoghi dove ci connettiamo troviamo: mezzi pubblici (78%), luogo di lavoro (69%), bar e locali (65%), casa (54%), scuola e università(47%) e pure in vacanza (41%).

Le donne (58%) superano gli uomini (42%) nella frequenza di connessione. In particolare, la fascia d’età più attiva è quella tra 18 e 24 anni (67%).

Google ha approfondito questi momenti di interazione con lo smartphone e li ha definiti micro-momenti. Si tratta di istanti in cui ognuno avverte di aver bisogno di qualcosa e prova a soddisfare il desiderio, o la necessità, con una ricerca on line. Sono istanti che possono accadere ovunque e nei quali i brand hanno l’opportunità di influenzare in modo significativo le conseguenti decisioni di acquisto. Google li racconta così.

Esistono, quindi, diverse tipologie di micro-momenti:

I-want-to-know-moments’: stai cercando qualcosa che risponda al tuo bisogno, ma non sei ancora pronto a comprare. Hai bisogno di informazioni utili e di un po’ di ispirazione, non dell’offerta ‘hard-selling’. La tua curiosità è un bene prezioso per i brand, e oggi può essere soddisfatta ovunque e in qualsiasi momento (anche interagendo direttamente col brand stesso).

Il 66% degli utilizzatori di smartphone approfondisce sul telefono quello che trova interessante di uno spot TV (Fonte: Google Consumer Surveys).

I-want-to-go-moments : stai cercando un locale vicino a dove ti trovi, o stai pensando di comprare un prodotto tipico del posto. Il brand che si fa intercettare in questo preciso momento ha ottime chance di convertire il contatto in acquisto. E’, infatti, il momento in cui la tua vita digitale si connette al mondo fisico.

2X – Le ricerche di prossimità tendono a raddoppiare anno dopo anno (Fonte: Google Consumer Surveys).

‘I-want-to-do-moments’: è il momento che arriva prima o dopo l’acquisto. Ti capita quando hai bisogno di una mano per fare qualcosa, usare un prodotto, scoprire un tutorial. Per le marche farsi trovare con il contenuto giusto è la chiave del successo, anche alla luce dell’incredibile ricerca contemporanea su come fare qualsiasi cosa.

È di oltre il 70% il tasso di crescita anno su anno delle ricerche ‘come fare’ su Youtube (Fonte: Google Consumer Surveys).

‘I-want-to-buy-moments’ : sei pronto a comprare un prodotto o un servizio, ma hai bisogno di una mano per decidere precisamente quale o come (on-line, in negozio, a rate, etc.). Se il brand non è presente in questo momento cruciale, comprerai qualcos’altro.

L’82% degli utilizzatori di smartphone consulta il telefono mentre è in negozio e sta per comprare (Fonte: Google Consumer Surveys).

Per vincere la sfida sul terreno della navigazione mobile bisogna quindi avere un solido commitment ed essere presenti nei micro-momenti in cui il nostro target è ricettivo. Infatti, solo il 9% degli utenti mobile resta su una app o su un sito se questo non soddisfa i propri bisogni nei primi minuti di navigazione.

Per tutti coloro che volessero approfondire il tema dei micro-momenti, questo è il link per scaricare il paper completo di Google. Alla prossima, stay tuned!”.










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