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Messo a punto da Vincenzo Pastore a proposito del tema di discussione lanciato sulla possibile atychifobia che dilagherebbe tra i reparti creativi delle nostre agenzie.

  1. paura di perdere il cliente. Molto diffusa, colpisce sia le piccole che le grandi agenzie. È quella tipica sensazione che poi diventa certezza che se non si mette in bella copia quello che vuole il cliente vuole, addio vacanze al mare. Ormai i brief sono spesso sostituiti da frasi tipo “Al capo piace la caponata, quindi lavorate sulla caponata come spunto”. Due minuti dopo: “Al capo piace fischiettare mentre fa la doccia quindi lavorate su quello”. Io credo che i clienti siano ormai già persi facendo così. Perché a questo punto diventa un terno al lotto e in gara spesso vince chi fischietta meglio o serve meglio la caponata. Si ha paura di dire: “Caro cliente, se vuoi la caponata, quella è la porta. Per me sbagli a fischiettare. A te servirebbe questo, che abbiamo pensato e valutato. Perché noi siamo professionisti e sappiamo quello che facciamo”. Qualcuno ha fatto una volta un discorso simile. Perdendo il posto.  Questo discorso però farebbe scattare un’altra paura…
  1. paura di essere messi in gara su ogni cosa. Come se fosse una cosa terribile. La più terribile, anzi. Ti faccio la caponata e fischietto ma ti supplico, niente gara. Braghe calate e giù andare. La paura di finire in gara mette in moto, all’interno di un’agenzia, una serie di sistemi automatici di terrore che cominciano eliminando dal calendario tutti i weekend, poi a seguire premi e aumenti. I creativi d’un tratto non valgono più nulla perché siamo in gara. Il management comincia a farsi domande su chi mandare via, escludendo ovviamente il management stesso. A questo punto la sedia del DC diventa di lava incandescente che viene scaricata sui creativi con la stessa leggerezza con la quale il clan dei casalesi scaricava merda nella terra dei fuochi. A questo punto nel DC scatta un’altra paura…
  1. paura di perdere il posto per colpa di quei creativi di merda che ho. La paura di avere un reparto non all’altezza (di chi, poi?), credo sia tra le più frequenti in un DC. Insicuro. O presuntuoso, senza averne i mezzi. Personalmente parlando, ai tempi, se internamente presentavo idee che qualcuno degli eletti giudicava merda, non ho mai dato colpa al reparto ma a me. Perché forse non li avevo stimolati a dovere. Ma non ho mai scaricato la colpa su loro.  Ho salvato così dei rapporti ma spesso non il posto.
  1. paura di perdere il posto per colpa di quei manager che non sanno fare il proprio lavoro. Anche questa paura del DC si riversa sui creativi quasi sempre che come gli schiavi ai tempi delle gare di canottaggio con catena e frusta, cominciano a sentirsi martellati da tutti i fronti. Il DC raramente si mette in discussione da solo. Difficile che possa ritornare indietro nel tempo, magari nel preciso istante in cui, spesso per semplice gusto personale, ha segato come un boscaiolo canadese, ogni straccio di creatività arroccandosi sulla classica frase “io conosco il cliente” e vai di mannaia. Ho personalmente visto sguardi di DC persi ai confini della galassia più sperduta mentre ascoltavano alcune idee che non riuscivano nemmeno a riconoscere se non come ammasso di frasi. A volte per presunzione non supportata da talento e altre volte perché in effetti le idee raccontate erano agghiaccianti.
  1. paura di presentare qualcosa al management interno che possa urtare la di loro sensibilita’. Spesso mi è capitato di sentire che, anche in gara, l’obbiettivo principale della presentazione creativa NON è presentare qualcosa di unico, creativo, innovativo e funzionale al cliente MA accontentare il MANAGER DI TURNO. O Amministratore Delegato o Presidente o quello che volete insomma. La vera gara è convincere lui. Poi se in gara ti prenderanno a sassate, chi se ne frega. Il posto è salvo. Per ora.
  1. paura da parte dei creativi di trovarsi di fronte un dc che non capisce una mazza. Non sottovaluterei questa paura che spesso non è paura ma certezza (per i creativi). Molti creativi, già lungo il corridoio che porta nella stanza del capo, attraversato ogni volta come l’ultimo miglio, sanno. Sanno che il capo non capirà nulla dell’idea. Perché non è in grado. È tempo perso. Tanto poi ci dirà LUI cosa dobbiamo fare. Delegittimare il proprio punto di riferimento è probabilmente l’operazione più diffusa al mondo, più della mastoplastica additiva. Questo purtroppo non permette di creare un gruppo coeso capace di lottare per le proprie idee nei confronti di chiunque. Ho ascoltato decine e decine di creativi e decine e decine di storie a riguardo. È una ruota che si ripete. All’inizio probabilmente mi sentivo anche io come Masaniello che ne sapeva di più del capo di turno mentre ora di certo sono “quello vecchio che ha fatto il suo tempo”. Va anche detto che ai miei tempi era difficile davvero trovarsi di fronte DC incapaci.
  1. paura di perdere la poltrona. È probabilmente l’unica paura trasversale che attraversa dai piani alti a quelli bassi e potrebbe anche racchiuderne tante di quelle prima elencate. Eppure il nostro lavoro non dovrebbe prevedere nessuna poltrona. Bisognerebbe stare sempre in piedi, muoversi, girare, girovagare. La poltrona ha ucciso la creatività così come Facebook la socialità.
  1. paura da parte del cliente che l’agenzia non è più quella amorevole di una volta. Il cliente, tranne pochi casi, tende al tradimento. Nasconde le prove meglio di qualsiasi incallito traditore al mondo. Nega, come sempre si fa. Intanto flirta con altri. A volte solo per provocare una reazione da parte dell’agenzia impalmata e altre volte perché vuole altro. Ma mi rivolgo a questi clienti, se posso. Cari clienti, è vero che alla fine siete liberi di fare quello che volete e che i soldi sono in fondo vostri e che spesso per voi le agenzie sono semplici fornitori MA, prima di buttare anni e anni di rapporto, fatevi un esame di coscienza. Quante volte avete imposto VOI all’agenzia i VOSTRI deliri che poi hanno portato a risultati spesso pessimi e che poi alla fine era solo colpa dell’agenzia? Quante volte avete voluto fortemente qualcosa fregandovene dei consigli di professionisti che lavorano spesso 18 ore al giorno solo per farvi crescere? Prima di scaricare un’agenzia, valutate. Poi non escludo che uno scambio di coppia a volte possa anche ravvivare un rapporto. O farne nascere uno migliore.
  1. paura di perdere soldi. Su questo posso dire poco perché non sono stato mai un manager e non ho mai avuto soldi. Ma è incontrovertibile il fatto che in caso di crisi o di diminuzione dei guadagni anche a livello di centesimi da parte dell’agenzia di turno, l’unica e sola soluzione possibile sia quella di licenziare. I creativi, la maggior parte delle volte. Una volta un maestro della comunicazione, in una situazione del genere, disse: “Quando un’agenzia licenzia i creativi è come se un ristorante nel quale si mangia bene si mandassero a casa i cuochi”.
  1. paura di aver scritto cavolate. Nel caso scusate.

Chi è Pastore Vinc(Enzo)

Freelance copywriter. Ex copy junior, ex copy, ex copy senior, ex vice DC, ex DC, ex diverse agenzie. Sempre napoletano, ex emigrante, ex sovrappeso, ex pantofolaio, ex giovane, qualche ex. Ex romano per opportunismo, attuale torinese per caso, ex milanese a tratti, ex bolognese per non ricorda più cosa. Poi, nonostante tutte queste ex, la storia continua. 










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