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L’anno che si chiude e il nuovo che si apre nell’intervento di Monica Riccioni, ad Think Cattleya.

Il mercato ha accolto e premiato questa nostra giovane cdp open source. Abbiamo studiato i dettagli e, onestamente, talvolta preso la via di un lancio non eccessivamente soppesato, consapevoli che annusare l’aria del cambiamento implica rischio.  

Think cattleya ha infatti iniziato sin da subito a sovvertire i processi, prima cdp ad avere un reparto comunicazione e ricerca, e la prima a fare dell’integrazione delle unit un dictat.

Una osmosi continua, avvenuta semplicemente mettendo alla base la professionalità del nostro team e digitalizzando le idee in ogni momento produttivo, senza avere paura di proporre, in seguito alla ricezione di un brief, nuove proposte ad integrazione del progetto.

Unire diverse culture è la base del nostro settore, perché creare i cardini di una cultura sperimentale è creare un’economia nuova. Alcuni progetti tollerano con difficoltà le alternative, rispettiamo con gratitudine alla nostra storia i passi iconici di un advertising classico. Altri progetti no, ‘fermentano’, inseriscono brand nelle sceneggiature, allungano i tempi di lettura, riportano ad una fruizione digital.

E’ questo ciò che abbiamo contrubuito a creare con le nostre due Unit Think More e Think Digital: realizzare progetti completi, emblema di una metamorfosi. Perché ampliare l’impatto della fruizione che crea cambiamento è ampliare il modo di pensare.

E’ una nuova danza, che si evolve con velocità eccitante, la bellezza è che gli attori si moltiplicano e la forza dell’impatto positivo si percepisce fin da subito. Negli ultimi progetti che abbiamo realizzato, abbiamo visto direttori creativi che hanno lavorato con sceneggiatori, che a loro volta hanno lavorato con il regista, che ha lavorato con una troupe integrata di cinema ed advertising, tutti interagendo con un team che girava contenuti vr per un progetto completo: una branded web serie con uno sviluppo interactive.

Considero questa una ‘danza perfetta’, che si evolve con grande velocità, e se il cambiamento avviene quando vediamo in modo diverso, allora è questa la modalità. Ancora tra gli ultimi progetti: un brand che si è affidato ad un regista di rara ‘libertà creativa’ come Gabriele Mainetti e con uno sceneggiatore come Nicola Guaglianone, per un risultato come ‘人魚 – Ningyo’ che, ispirandosi alla modularità della nuova Reanult Scénic, si presenta al pubblico come il primo cortometraggio modulabile”. Così si creano prodotti che hanno una visibilità completa, un’innovazione nel sistema di fruizione globale, un sistema che si auto completa.

Nelle modalità di Think Cattleya c’è un’ossessione: quella di apertura, che ci porta a non precludere richieste, perché siamo stimolati dalla ricerca di risposte. Un settore come il nostro, del resto, è fatto di comunicazione diretta: la sua integrazione con una visibilità a tutto tondo è l’obiettivo, il tessuto connettivo da contribuire e costruire.

“Con tutta la sobrietà che ci rappresenta, noi thinkers siamo fieri di essere stati i precursori in questa modalità. Sentiamo la necessità di seguire una via globale, di mettere in evidenza nuovi percorsi e di promuovere sempre il meglio. Quando si manifesta una nuova via il pensiero dei thinkers è: iniziamo l’esplorazione”.

 










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