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L’anno che si è appena chiuso e il nuovo che si apre nelle risposte di Stefano Spadini, Ceo Havas Media Group.

Partiamo dai dati. Per il 2016 gli investimenti, qualsiasi sia la fonte della rilevazione, parlano di almeno un 3% in più, con la rete a fare da regina, la tv a occupare la metà della torta, o quasi, la stampa ancora in crisi, specie la quotidiana. Come questa situazione si è riflessa sul vostro andamento? Insomma, diamo i numeri, i vostri, indicando le previsioni 2017

“In generale, anche il 2016 si è confermato per noi un anno positivo,  continuando il trend di crescita. Rispetto all’andamento del mercato, possiamo dire che abbiamo registrato sulla stampa un investimento inferiore rispetto alla media”.

Passando, invece, al qualitativo, in un contesto di comunicazione sempre più liquido, dove le specializzazioni hanno confini sempre più fluidi e indefiniti, siete soddisfatti di come siete riusciti a trasferire al mercato la vostra essenza e di quanto la conseguente differenziazione dal resto risulti premiante?

“E’ innegabile che la nostra industry, soprattutto con l’avvento del digitale, sia diventata sempre più complessa. Una delle nostre responsabilità, e dei nostri meriti, è quella di essere stati in grado di trasferire ai clienti che, dietro queste complessità, ci sono delle opportunità. Le nostre dimensioni e il tipo di struttura su cui fonda l’agenzia, ci ha permesso di essere più agili nell’affrontare e nell’adattarci ai cambiamenti delle dinamiche del mercato. Siamo un partner solido, con le competenze delle verticalità e la struttura atta ad integrarle.

Sono convinto che uno dei nostri compiti sia, e sia stato, quello di fare capire il valore che come partner dei nostri clienti siamo in grado di portare, e non solo dal punto di vista di economie di gestione. Penso ad esempio alle figure professionali di cui si dovrebbe dotare un’azienda per potere leggere e interpretare la complessità dei dati e degli scenari presenti ad oggi sul mercato e che sono riunite invece in un’agenzia come la nostra, che si basa su un approccio integrato dove le varie anime della comunicazione vivono sotto un unico tetto: l’Havas Village. Ricordando la recente nomina di quattro nuovi chairmen per unire media e creatività, una mossa che rafforza la strategia del gruppo ‘To Better Together’, per superare il dualismo creatività-media e sfruttare i punti di contatto per lavorare insieme e cogliere tutte le opportunità”.

In termini di innovazione. Di offerta, processo, servizio, creativa, organizzativa, cosa avete in serbo nel 2017?

“Gli investimenti principali che continueremo a sostenere per aumentare la nostra competitività sono, per quanto riguarda gli strumenti, ricerche, strategia e piattaforme tecnologiche; mentre continueremo a rafforzare le aree dello sport, del lusso e delle partnership, in primis quelle relative all’entertainment. In generale, stiamo mettendo a fuoco diversi cambiamenti organizzativi, uno dei più importanti riguarda la recente apertura dei nostri uffici a Roma, che porta per la prima volta Havas Media Group nella Capitale”.

Difficile citare un cliente e progetto, ma dovendone scegliere uno realizzato nel 2016 a emblema della vostra visione, quale case history racconteresti e perché?

“L’anno scorso abbiamo seguito diversi progetti interessanti, tra cui quello dello sviluppo del nuovo sito www.giroditalia.it e delle rispettive app su iOS e Android curato da Havas Sports & Entertainment (Havas SE), l’agenzia di brand engagement di Havas Group, e commissionato da RCS Sport. Questa case racchiude bene il binomio contenuti ed entertainment. La nostra mission era creare una strategia di brand engagement che instaurasse un dialogo tra brand e fan. Per sviluppare questo concept Havas SE ha costruito la strategia sulla base della meaningfulness e dell’intrattenimento offrendo agli appassionati di ciclismo una piattaforma attiva in qualsiasi luogo e momento che facesse vivere, anche da smartphone e tablet, tutte le evoluzioni della gara. Per il mobile è stata realizzata l’app Facce da Giro che consentiva di scattare selfie aggiungendo frame iconici per poi condividerli sui social, mentre sul sito abbiamo aperto una sezione interattiva dedicata ai fan. La facilità di fruizione cross device, dunque, ha permesso di raggiungere tutti i target accomunati dalla passione per la maglia rosa. Inoltre è stata stretta la partnership con Tripadvisor che ha permesso di scoprire i migliori ristoranti e posti da visitare geolocalizzando il percorso di gara”.

Da un lato, la comunicazione ha bisogno di recuperare cultura e di trasferire, anche insegnandolo, il valore dell’autorialità, dall’altro di ricalarsi nella vita reale andando a conoscere lì le persone, quando si esprimono nel loro modo più vero. Si tratta di facce della stessa medaglia o di dicotomia inconciliabile? Ossia, è possibile alzare l’asticella qualitativa coinvolgendo la gente, abituando al bello, dirigendo il ‘senso di cool, il gusto collettivo’, assumendosi dunque la responsabilità e l’onore di poterlo fare, anche nei confronti delle aziende clienti? 

“Più che il senso dell’autorialità e del ‘cool’, ciò che conta affinché una campagna abbia successo è la relazione tra agenzia e cliente. Se la partnership instaurata tra le due parti funziona, ossia si fonda su un rapporto di fiducia, intesa e di chimica, allora saremo in grado di fare arrivare la qualità del nostro lavoro fino al consumatore”.










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