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Jan

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L’anno che si è appena chiuso e il nuovo che si apre nelle risposte di Andrea Francisi, General Manager Filmmaster Events.

Partiamo dai dati. Per il 2016 gli investimenti, qualsiasi sia la fonte della rilevazione, parlano di almeno un 3% in più, con la rete a fare da regina, la tv a occupare la metà della torta, o quasi, la stampa ancora in crisi, specie la quotidiana. Come questa situazione si è riflessa sul vostro andamento? Insomma, diamo i numeri, i vostri, indicando le previsioni 2017

“Il 2017 porterà grandi novità, stiamo lavorando a numerosi progetti, che al momento sono tutti top secret. La ripresa c’è, la sentiamo, siamo molto positivi. Il nostro campo è leggermente scostato da tv, web e stampa, ma è un reticolo in cui siamo tutti dentro e all’interno del quale operiamo con diversi ruoli. Ogni cliente con cui lavoriamo ha un ruolo in questi frangenti. E noi ne dipendiamo di conseguenza. Sarà un anno di ripresa, anche se per noi il 2016 è stato l’anno dei record, siamo stati impegnati sul campo sportivo e cerimonie come non era mai successo prima, con un 9 progetti internazionali in una sola estate. Diciamo che il 2017 sarà l’anno in cui amplieremo i nostri orizzonti, e dove sperimenteremo molto”.

Passando, invece, al qualitativo, in un contesto di comunicazione sempre più liquido, dove le specializzazioni hanno confini sempre più fluidi e indefiniti, siete soddisfatti di come siete riusciti a trasferire al mercato la vostra essenza e di quanto la conseguente differenziazione dal resto risulti premiante?

“Anche negli eventi vale lo stesso discorso, il mondo è in trasformazione ed è sempre più veloce. Siamo soddisfatti di quanto riusciamo a offrire ma è senza dubbio un grande sforzo.  Le nuove realtà si vendono più agilmente ma dal canto loro non sono in grado di garantire i grandi risultati che si hanno con 40 anni di esperienza alle spalle”.

In termini di innovazione. Di offerta, processo, servizio, creativa, organizzativa, cosa avete in serbo nel 2017?

“Come anticipavo prima, saranno soprattutto l’offerta e le idee creative che sconfineranno nel prossimo anno, sarà un anno in cui andremo oltre  e metteremo la nostra esperienza  al servizio di nuove esperienze”.

Difficile citare un cliente e progetto, ma dovendone scegliere uno realizzato nel 2016 a emblema della vostra visione, quale case history racconteresti e perché?

Acquario di Genova, un evento diverso e meno ‘internazionale’ di Rio, Euro 2016 e Champions League, ma di grandissima importanza, in cui l’evento è diventato un processo evolutivo di formazione, un momento culturale, d’intrattenimento e allo stesso tempo di servizio”.

Da un lato, la comunicazione ha bisogno di recuperare cultura e di trasferire, anche insegnandolo, il valore dell’autorialità, dall’altro di ricalarsi nella vita reale andando a conoscere lì le persone, quando si esprimono nel loro modo più vero. Si tratta di facce della stessa medaglia o di dicotomia inconciliabile? Ossia, è possibile alzare l’asticella qualitativa coinvolgendo la gente, abituando al bello, dirigendo il ‘senso di cool, il gusto collettivo’, assumendosi dunque la responsabilità e l’onore di poterlo fare, anche nei confronti delle aziende clienti? 

“Questo è un tema che a prescindere dall’evento che si realizzi e dal suo target, è sempre presente. Oggi l’interazione con la realtà diventa elemento imprescindibile, siamo tutti interattivi. La  chiave di lettura sta nella qualità, che oggi viene spesso sottovalutata. E’ un elemento che richiede uno sforzo differente, ma è quella che alla fine premia sempre e garantisce un risultato eccellente. La risposta alla domanda è sì, è uno sforzo che si deve fare, per non cadere nel banale e nello scontato. L’alta qualità è data da un connubio di tanti elementi, strettamente collegati tra di loro, e senza i quali non si arriva al risultato finale”.










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