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Jan

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L’anno che si è appena chiuso e il nuovo che si apre nelle risposte di Peter Grosser, AD e Presidente Cayenne.

Partiamo dai dati. Per il 2016 gli investimenti, qualsiasi sia la fonte della rilevazione, parlano di almeno un 3% in più, con la rete a fare da regina, la tv a occupare la metà della torta, o quasi, la stampa ancora in crisi, specie la quotidiana. Come questa situazione si è riflessa sul vostro andamento? Insomma, diamo i numeri, i vostri, indicando le previsioni 2017

“La nostra ultima stima per il 2016 prevede un 4% di crescita rispetto al 2015. Con soddisfazione abbiamo chiuso un anno connotato da molto pensiero strategico, tant’è che ad alcuni clienti abbiamo venduto solo consulenza. Per tutti gli altri, che tuttora rappresentano comunque la maggioranza, la declinazione della strategia ha sempre incluso la rete e, a turno, i mezzi classici. Anche la parte It, che Cayenne ha internamente, ha dato  un buon contributo alla generazione di fatturato. Per il 2017 ci sono già diverse concrete opportunità ma anche qualche rischio, come del resto, in un mercato incerto come quello della comunicazione,  ci succede all’inizio di ogni anno”.

Passando, invece, al qualitativo, in un contesto di comunicazione sempre più liquido, dove le specializzazioni hanno confini sempre più fluidi e indefiniti, siete soddisfatti di come siete riusciti a trasferire al mercato la vostra essenza e di quanto la conseguente differenziazione dal resto risulti premiante?

“Ogni cliente ha esigenze specifiche che, in varia misura, differiscono da quelle di tutti gli altri. Ne consegue che da una recente analisi interna del personale abbiamo verificato di avere ben 27 professionalità diverse. Quotidianamente ci chiediamo quali servizi/professionalità aggiungere ulteriormente e quali invece delegare a partner esterni e fornitori. In questi casi il ragionamento da cui partiamo è sempre lo stesso: Cayenne vuole essere partner dei propri clienti in tutte le attività di comunicazione che hanno una ricaduta diretta sulla equity del brand”.

In termini di innovazione. Di offerta, processo, servizio, creativa, organizzativa, cosa avete in serbo nel 2017?

“Vogliamo estendere ulteriormente il raggio d’azione della consulenza strategica. Con un nuovo cliente, per esempio, siamo coinvolti già nella  fase di ideazione di una variante di prodotto idonea al mercato italiano. Maggiore integrazione tra strategia media e creativa che, in generale, sono ancora troppo slegate. Abbattimento totale di una qualsivoglia barriera nel processo di generazione delle idea tra le figure strategiche e quelle creative. Arricchimento e diversificazione di figure dedite alla generazione di contenuti”.

Difficile citare un cliente e progetto, ma dovendone scegliere uno realizzato nel 2016 a emblema della vostra visione, quale case history racconteresti e perché?

Il filmato istituzionale ‘Semplicemente’ ideato per Skoda. Sono anni che gestiamo la comunicazione di Skoda ed abbiamo realizzato campagne di grandissimo successo come, per esempio, ‘Ga el suv’ che per diversi anni ha fatto diventare Yeti il modello più venduto di Skoda. Tuttavia, lo storico deficit d’immagine che il brand ha in Italia, vissuto a tratti ancora come un ‘marchio dell’est’ poco affascinante, è sempre stato un vincolo alla crescita. La grande sfida è riuscire a raccontare i valori razionali del brand, senza cadere nella noia, ma in modo emozionale e coinvolgente. Un obiettivo per nulla facile che il filmato ‘Semplicemente’ è riuscito a cogliere appieno a giudicare dalla vasta e, in larga parte, positiva reazione che ha generato in rete”.

Da un lato, la comunicazione ha bisogno di recuperare cultura e di trasferire, anche insegnandolo, il valore dell’autorialità, dall’altro di ricalarsi nella vita reale andando a conoscere lì le persone, quando si esprimono nel loro modo più vero. Si tratta di facce della stessa medaglia o di dicotomia inconciliabile? Ossia, è possibile alzare l’asticella qualitativa coinvolgendo la gente, abituando al bello, dirigendo il ‘senso di cool, il gusto collettivo’, assumendosi dunque la responsabilità e l’onore di poterlo fare, anche nei confronti delle aziende clienti?  

“Tematica attualissima e affascinante. L’obiettivo di Cayenne, come credo quello delle altre agenzie, non è quello di realizzare arte, bensì comunicazione che supporti le vendite dei nostri clienti. Spesso ‘alzare l’asticella creativa’ è funzionale a raggiungere questo obiettivo ma bisogna anche saper capire quando è più utile adottare una forma di comunicazione diversa”.

 










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