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Cosa sta succedendo ai grandi network di comunicazione? Da WPP a Publicis, l’integrazione è partita accorpando in un unico building le differenti sigle. Ma ora sembra non più essere solo logistico il senso. La nuova decisione Ogilvy, infatti, di far confluire in un unico brand le sue diverse sigle apre nuovi scenari. E prima altrettanto fece Havas. Dunque, trattasi solo di integrazione dell’output al cliente, in ottica sinergica, ottimizzazione risorse e saving, o c’è da ipotizzare il disegno di una nuova mappa della competizione globale? Insomma, la concentrazione è auspicabile pro espansione del mercato? Come cambia in tutto ciò il ruolo delle sigle indipendenti?

Ecco come risponde Marco Fanfani, Ceo e Group Country Manager TBWA\Italia, al tema da noi sollevato:

“L’integrazione è sicuramente una cosa positiva. Tenere separate le diverse discipline e piattaforme è come minimo antistorico. Anzi, penso che anche i centri media potrebbero tornare in qualche modo a integrarsi. Magari comanderebbero loro, visto che governano il denaro e in prospettiva big data. Diverso è azzerare le singole entità come sembra stia accadendo in Publicis e WPP. Non c’è niente di male, anzi sicuramente risponde a sinergie economiche ma rischia di contribuire alla commoditizzazione del mercato, dove, più che le differenze delle singole entità in termini di professionalità contano quelle dell’offerta economica”.

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