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L’anno che si è appena chiuso e il nuovo che si apre nelle risposte di Giacomo Pozzetto ad ed executive producer, Alto Verbano.

Partiamo dai dati. Per il 2016 gli investimenti, qualsiasi sia la fonte della rilevazione, parlano di almeno un 3% in più, con la rete a fare da regina, la tv a occupare la metà della torta, o quasi, la stampa ancora in crisi, specie la quotidiana. Come questa situazione si è riflessa sul vostro andamento? Alla luce che esistono anche progetti che sfuggono alle rilevazioni. Insomma, diamo i numeri, i vostri, indicando le previsioni 2017

“Devo dire che il 2016 è andato bene. Sì, abbiamo sentito una crescita generale rispetto all’anno precedente. Il fatturato è stato di circa 6,5 milioni di euro. Ma che fatica incassarli tutti questi soldi. Questo il nostro vero dramma, incassare i soldi, che poi si traduce in anticiparli e lasciare alle banche parte di quel misero mark up che ci rimane attaccato. Quindi bene ad una ricrescita, ci mancherebbe, ma ancor meglio sarebbe una regolarizzazione dei pagamenti. Ci si riuscirà mai”?

Naturalmente per una casa di produzione i giorni di shooting sono importanti, ma alla fine i numeri che compongono il fatturato sono la misura dell’andamento annuale. L’impressione generale, è che oggi, per arrivare allo stesso fatturato, ad esempio di due anni fa, ci vogliano molti più giorni di produzione. Concorda con l’affermazione? E se sì, ci può spiegare in parole semplici come mai? 

“Sono d’accordo, non proprio rispetto a due anni fa, ma sicuramente rispetto a sei, sette anni fa. I mark up si sono abbassati di molto, quindi bisogna moltiplicare il fatturato per avere lo stesso risultato in termini di utile. Fatturato vuol dire quindi giorni di shooting, giorni che si sono ridotti per ogni singola produzione. Una volta per fare un 30” ci volevano almeno due giorni, ora in un giorno si fanno 2×30. Sicuramente siamo stati un poco agevolati anche dalla tecnologia, dalla pellicola al digitale alcuni passaggi si sono velocizzati, ma non nei termini come prima descritti. Bisogna insomma fare quasi  il doppio per avere lo stesso risultato e non è facile vista l’enorme concorrenza”.

E’ sempre molto complicato scegliere tra le varie produzioni girate in un anno. Tuttavia, c’è un lavoro realizzato nel 2016 che può essere indicato come il figlio prediletto? E come mai?

“Dunque, se dovessi far rispondere la mia amministrazione, la risposta sarebbe che il figlio migliore è quello che dà i migliori risultati. In realtà, dal mio punto di vista, è l’insieme dei figli che rende salda una famiglia. C’è chi fa più fatica, chi ti dà più problemi, ma alla fine si è sempre felici di essere tutti insieme”.

Ai bilanci di un anno che si è appena concluso, si accompagnano spesso i buoni propositi per quello a venire. Quali sono i vostri obiettivi nell’immediato? Diciamo, tra qualche mese, circa poco prima di Cannes. C’è un sogno che non è stato ancora interamente realizzato?

“Ogni anno è un anno nuovo e non si possono fare grandi piani, possiamo solo sperare di poter raccogliere i frutti seminati negli anni precedenti ma non abbiamo la certezza che sarà uno, o il, raccolto migliore. Nel cassetto abbiamo una fiction ferma in Rai da quasi due anni, pronta, attivata, pagata. Il sogno sarebbe realizzarla, sia ovviamente per un lato economico ma anche per un piacere personale di chi dovrebbe realizzarla ed interpretarla”.
Per concludere,  se doveste definirvi con tre aggettivi, quali sarebbero? Insomma, tre aggettivi che definiscano la vostra unicità e magari portare un possibile futuro cliente a scegliere voi invece di un’altra cdp
“Cari, incompetenti ma soprattutto…bugiardi”!!!
Betty Codeluppi









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